GLI ACCERTAMENTI BANCARI


LA RASSEGNA GIURISPRUDENZIALE DEL COMMERCIALISTA TELEMATICO


SPECIALE : GLI ACCERTAMENTI BANCARI – III PARTE


 


A cura del dott. Danilo Sciuto


 


Nelle società di capitale ispezionabili anche i conti fittizi di amministratori e soci


In tema di Iva, ai sensi dell’art. 51, comma 2, numeri 2 e 7, del DPR 26 ottobre 1972 n. 633, l’acquisizione, dagli istituti di credito, di copia dei conti bancari intrattenuti con il contribuente e l’utilizzazione dei dati da essi risultanti ai fini delle rettifiche e degli accertamenti (se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto nelle dichiarazioni o che non si riferiscono ad operazioni imponibili), non possono ritenersi limitate, in caso di società di capitali, ai conti formalmente intestati alla società, ma riguardano anche quelli formalmente intestati ai soci, amministratori o procuratori generali, allorché risulti provata dall’amministrazione finanziaria, anche tramite presunzioni, la natura fittizia dell’intestazione o, comunque, la sostanziale riferibilità all’ente dei conti medesimi o di singoli dati o elementi di essi.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 2980/2002).


 


E’ legittimo l’avviso di accertamento anche senza previo contraddittorio


Non essendo retta dal principio del contraddittorio l’attività accertativa compiuta dalla Guardia di Finanza e dagli uffici finanziari, va escluso che le risultanze emerse dall’attività di verifica, prodromica all’emissione dell’avviso di accertamento, non possano costituire un valido supporto probatorio della pretesa impositiva sola per la mancata immediata contestazione al contribuente in sede di verifica.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 3128/2001).


 


Un limite alle prove a difesa dell’agente o rappresentante


La sola veste di rappresentante di commercio non consente al contribuente di affermare che i movimenti sui propri conti correnti siano ascrivibili a contratti stipulati in rappresentanza del preponente, anziché ad acquisti e rivendite in proprio. Solamente la dimostrazione di un patto che faccia carico all’uno di anticipare i prezzi dovuti dall’altro può superare la presunta riferibilità dei movimenti bancari ad attività soggetta ad Iva del titolare dei conti.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 11326/2001).


 


Sulla fittizietà dei conti intestati a terzi l’onere della prova ricade sul Fisco


L’art. 51, commi 2 e 7, del DPR 633/1972 riconosce all’ufficio il potere di richiedere alle banche notizie dei movimenti operati sui conti correnti bancari le cui poste attive e passive siano imputabili al contribuente e di presumere che tali movimenti siano inerenti ad operazioni imponibili, laddove non venga dimostrato che essi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione. Alla base di tale disposizione vi è la valutazione probabilistica, fondata sull’id quod plerumque accidit, che il contribuente utilizzi detti conti per gli incassi ed i pagamenti riguardanti la sua attività. Dalla lettera della norma e dalla sua ratio, così illustrate, la Corte conclude, richiamando anche un proprio precedente, che tale disposizione non può applicarsi rispetto a conti correnti intestati esclusivamente a persone diverse, quand’anche familiari del contribuente o intrattenenti con lo stesso rapporti commerciali, a meno che l’Ufficio non riesca a provare in giudizio “(…) che l’intestazione a terzi sia fittizia, cioè esprima un’apparenza voluta per far risultare come altrui operazioni in realtà compiute dal contribuente, o comunque sia superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilità al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti”.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 8826/2001).


 


Nullità dell’accertamento fondato su dati bancari illegittimamente acquisiti


Richiesta e provvedimento di autorizzazione all’acquisizione dei dati bancari sono atti amministrativi che, in quanto tali, vanno motivati: la mancata produzione in giudizio da parte dell’ufficio di entrambi non permette alla Commissione di valutare i motivi in base ai quali, ancor prima dell’inizio dell’attività di verifica contabile, si rendeva necessario estendere ai singoli soci ed ai terzi estranei alla società l’acquisizione dei dati bancari a loro direttamente intestati.


L’Amministrazione finanziaria ha, inoltre, l’obbligo di instaurare con il contribuente ai sensi dell’art. 32, comma 2, n. 2) DPR n. 600/1973 il contraddittorio sui dati bancari acquisiti, al fine evidente di consentire allo stesso di fornire chiarimenti e precisazioni sulle risultanze emerse. Ciò è preliminare a qualsiasi ulteriore attività di accertamento.


( Commissione Tributaria Provinciale di Messina, Sezione X, Sentenza n. 362/2004).


 


Non è obbligatoria la convocazione del contribuente correntista


Come testimoniato dalla giurisprudenza ormai costante della Corte di Cassazione, è legittimo l’accertamento fondato sulle risultanze dei conti correnti bancari, a prescindere dalla previa convocazione del contribuente, a definitivo superamento dell’indirizzo seguito dalla prevalente giurisprudenza di merito, volto viceversa a ravvisare la necessità dell’instaurazione del contraddittori tra contribuente ed Uffici finanziari, nella fase istruttoria che precede la notificazione di avvisi fondati su dati desunti da conti bancari.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 18851/2003)


 


Quali sono i conti oggetto di controllo ?


In tema di Iva, l’art. 51 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633 consente all’amministrazione finanziaria di rettificare su basi presuntive la dichiarazione del contribuente utilizzando i dati relativi ai movimenti su conti bancari anche se si tratta di conti cointestati al contribuente e ad altro soggetto e anche se acquisiti tramite la Guardia di finanza, atteso che i movimenti bancari, per i quali il comma 2, nn. 2 e 7, di detta norma contempla il potere dell’ufficio di acquisire notizie dagli istituti di credito e di presumere il riferimento ad operazioni tassabili in assenza di prova contraria, sono quelli dei conti “intrattenuti” dal contribuente, vale a dire dei conti le cui poste attive o passive siano al medesimo imputabili, e tali caratteri sussistono anche per i conti congiuntamente intestati al contribuente e a un terzo (nel caso di specie alla moglie), non toccando la cointestazione, nei rapporti esterni, la posizione di ciascuno dei cointestatari di creditore o debitore, rispetto a tutte le operazioni annotate.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 8457/2001).


 


La difesa del contribuente contro le presunzioni del Fisco


L’utilizzazione dei dati acquisiti presso le aziende di credito ai sensi dell’art. 51, comma 2, n. 2 del DPR n. 633/1972, non è subordinata alla prova che il contribuente eserciti attività d’impresa; infatti, se non viene contestata la legittimità dell’acquisizione dei dati risultanti dai conti correnti bancari, i medesimi possono essere utilizzati sia per dimostrare l’esistenza di un’eventuale attività occulta (impresa, arte o professione) sia per quantificare il reddito ricavato da tale attività, essendo onere del contribuente dimostrare che i movimenti bancari che non trovano giustificazione sulla base delle sue dichiarazioni non sono fiscalmente rilevanti. Pertanto, è annullabile la decisione di merito che aveva ritenuto inutilizzabile la presunzione di cui all’articolo 51 citato non avendo fornito l’ufficio la prova che il contribuente, che aveva sempre contestato l’esercizio di attività imprenditoriale, avesse effettivamente esercitato il commercio di veicoli usati.


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 2435/2001).


 


Possibile l’accertamento in capo ad una s.n.c. in base ad indagini bancarie sui soci


Le verifiche bancarie effettuate nei confronti dei soci di una s.n.c. e dei loro familiari, che accertino rilevanti disponibilità finanziarie non giustificate in alcun modo, unite a riscontrate irregolarità nella tenuta della contabilità della società, anche di rilevanza penale, possono ben giustificare l’emissione di un avviso di accertamento a carico della società qualora, anche in base a presunzioni gravi, precise e concordanti, sia dimostrabile che quest’ultima ne sia l’effettivo possessore. Nel caso di specie l’occorrenza della ristretta base familiare della compagine societaria è da ritenere elemento idoneo a svelare l’interposizione).


(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 13090/2000).


 


 

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