Parliamo di… analisi dei flussi finanziari


Parliamo di… Analisi dei flussi finanziari
(A cura di http://www.soluzionipercrescere.com)

Nessuna Piccola Impresa può intraprendere un percorso di Controllo della gestione economica e, in generale, di sviluppo, se prima non ha raggiunto la “tranquillità” nella gestione dei Flussi finanziari e della Tesoreria. L’affermazione, così come è espressa, può apparire un po’ lapidaria, ma descrive di fatto una realtà che riscontriamo con molta frequenza. Generalmente incontriamo Imprenditori che comprendono la metodologia e sono convinti della necessità di intraprendere un processo di pianificazione e controllo di ampio respiro, ma tale aspirazione si scontra con la realtà quotidiana, dove l’intera giornata di lavoro è spesa per rincorrere l’urgenza di assicurare liquidità mantenendosi entro i limiti di fido concordati con le banche.
L’analisi e controllo dei flussi finanziari diventano dunque, nella pratica, premesse necessarie di ogni intervento di controllo economico.
Alla base dell’analisi dei flussi finanziari sta la considerazione che… il tempo esiste e non possiamo astrarre da esso. Tempo “tiranno”, scorre in un’unica direzione portandosi via gli anni più belli della nostra vita e, tecnicamente parlando, genera lo sfasamento fra il momento in cui il risultato economico (ricavo o costo) viene registrato in contabilità e il momento in cui tale manifestazione si trasforma in fatto finanziario, cioè in entrata o uscita per l’azienda.
La cassa dunque, registrando le componenti positive e negative del reddito al momento dell’effettivo esborso, che quasi sempre diferisce dal momento in cui esse sono state generate, può, nel medesimo periodo di riferimento, presentare un risultato diverso dal conto economico. In particolare, ad un conto economico con saldo positivo, può corrispondere un saldo negativo di cassa. In questo caso l’Imprenditore si sente disorientato. “Mi dite che sto andando bene, ma i Fornitori premono ed io non ho denaro per pagarli. Cosa sta accadendo?”
L’intervento di pianificazione e controllo dei flussi finanziari si propone di rispondere a tale interrogativo. Calcolando per ciascuna voce di costo del conto economico lo sfasamento temporale fra ricavo ed incasso e fra costo ed uscita, si definisce un prospetto di previsione delle entrate e delle uscite per un periodo di sei mesi o un anno. Se i dati sono completi, si può capire se la crisi di liquidità ha natura temporanea oppure è endemica, emergono con sufficiente anticipo tutte le variazioni nei saldi dovute alla stagionalità e l’azienda può, in caso di necessità, provvedere per tempo alla ricerca di finanziamenti.
Rispetto alla grande Impresa, nella Piccola Impresa il disequilibrio nei flussi, anche se temporaneo o marginale è un fenomeno molto grave che può minarla in profondità e determinare crisi fatali. Anche questa affermazione può sembrarvi forte, ma non lo è se consideriamo i seguenti elementi:
1. La piccola impresa generalmente sopperisce alle crisi di liquidità con finanziamenti propri che, in mancanza di pianificazione degli obiettivi, possono essere richiesti dall’urgenza dei pagamenti indipendentemente dal rendimento che tali somme presentano causando un’emorragia incontrollata delle risorse personali dei Soci. Con la pianificazione finanziaria si riesce a conoscere se il fenomeno è temporaneo e dunque stimare quanto all’incirca sarà necessario mettere a disposizione dei propri fondi. Nel caso in cui si stia entrando in una situazione di crisi duratura, la pianificazione dei flussi, riportando saldi negativi e crescenti avvertirà della necessità di interevnti di tipo economico di taglio dei costi. Una volta messi in atto tali interventi, la pianificazione economica indicherà l’eventuale percorso di risanamento grazie al quale l’Impresa potrà mantenersi nel mercato.
2. La Piccola Impresa ha meno possibilità, rispetto alla grande, di ricorrere al Credito delle Banche e ancor meno di ottimizzare i propri oneri finanziari scegliendo le fonti di finanziamento meno onerose e adeguate alle tipologie di spesa. Pertanto, anche in presenza di un utile di Conto Economico, non è infrequente assistere a saldi negativi di cassa dovuti non solo allo sfasamento temporale, ma anche a flussi di uscita per l’acquisto di arredi e attrezzature di media o piccola consistenza che, nel Conto economico, sono registrate negli ammortamenti. In presenza di tale circostanza, che addirittura diventa patologica nel momento in cui vengono usati flussi di cassa e fidi bancari per effettuare investimenti a medio lungo termine, l’Impresa deve conoscere l’entità e la durata della crisi di liquidità che la investirà, in modo da “resistere” fino al momento dell’inversione di tendenza quando, si spera, comincerà a raccogliere i frutti del proprio operato. Diventa dunque importante una pianificazione finanziaria anche pluriennale che possa far luce sulle condizioni e i tempi del rientro in una posizione di equilibrio finanziario.

In conclusione, le difficoltà finanziarie sono il primo elemento da tenere sotto controllo in una Piccola impresa. Finchè e possibile, gli strumenti di controllo vengono utilizzati per garantire all’Impresa l’equilibrio entro i limiti stabiliti con le Banche.
Il rapporto con le Banche, sempre molto difficoltoso, non sembra essere destinato a migliorare, soprattutto alla luce degli accordi di Basilea. La nostra esperienza comunque ci porta a poter affermare che, una volta intrapreso a regime un progetto di controllo di gestione e costruito un percorso stringente di analisi dei dati, l’Impresa diventa in gardo di presentarsi a terzi finanziatori con un bagaglio di conoscenze migliore e quindi può spuntare migliori condizioni o comunque, dialogare con lo stesso linguaggio.

Soluzioni per crescere Ottobre, 2004


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