LE ESCLUSIONI DALL’IRAP


 


SPECIALE: IRAP


 


 


PREMESSA


LA SENTENZA DELLA CORTE COSITUZIONALE




           Pur sancendo la legittimità costituzionale dell’IRAP, con la sentenza n. 156/2001 la Corte Costituzionale ha dato “il la” ad un filone interpretativo che può concretamente portare all’esclusione dall’IRAP di alcune categorie di soggetti, tra cui soprattutto i professionisti, e, in qualche caso, i piccoli imprenditori. Nella sentenza citata, infatti, si legge che “nel caso di un’attività professionale che fosse svolta in assenza di elementi di organizzazione – il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto – risulterà mancante il presupposto stesso dell’imposta sulle attività produttive, per l’appunto rappresentato, secondo l’art. 2, dall’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta stessa.


           Negli ultimi anni si è quindi succeduta una serie di interventi da parte dei giudici tributari. Ma, se a livello di commissione provinciale spesso i contribuenti hanno visto accolte le proprie ragioni, non altrettanto è avvenuto in commissione regionale dove in qualche caso si è assistito ad un ribaltamento del giudizio di primo grado. Sul tema è intervenuta, poi, l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 32/02, che ha sottolineato come “si deve ritenere (…) che l’esistenza pur minima del requisito dell’organizzazione sia una connotazione tipica del lavoro autonomo, alla quale viene spesso fatto riferimento per differenziare tale attività da quella di lavoro dipendente”. Non sembra, comunque, che tale intervento del Fisco possa bastare a scoraggiare i contribuenti interessati a intraprendere la strada del contenzioso.


           In questa rassegna giurisprudenziale (la prima di una piccola serie), pertanto, si illustreranno le sentenze che hanno dato ragione a chi ha fatto ricorso per la restituzione dell’IRAP pagata.


          




Niente IRAP per il tassista.


La Commissione Tributaria Provinciale di Macerata ha accolto la richiesta di rimborso dell’IRAP presentata da un tassista.


(Commissione Tributaria Provinciale di Macerata, Sezione III, Sentenza n. 4/2004)


 


IRAP e professionista


La Commissione Tributaria Regionale Lombardia ha confermato, nel secondo grado di giudizio, l’esclusione dall’IRAP del professionista che esercita la propria attività con un solo dipendente e con un’esigua dotazione di beni strumentali, inclusa un’autovettura in leasing.


(Commissione Tributaria Regionale Lombardia, Sezione staccata di Brescia n. LXIV, Sentenza n. 9 del 27/01/2004)


 


Solo l’esercizio di un’attività d’impresa rende legittimo l’assoggettamento ad IRAP.


Non può essere assoggettata a IRAP l’attività professionale se il professionista non pone in essere un’ulteriore attività, diversa da quella tipica del professionista intellettuale, autonomamente organizzata, nel senso richiesto dagli artt. 2238 del codice civile e 2 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, capace, come tale, di far transitare il reddito prodotto dalla categoria di cui all’art. 49 del TUIR a quella di cui all’art. 51 dello stesso Testo Unico, cioè nel campo del reddito d’impresa e, quindi, nel campo dell’imposizione IRAP.


(Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, Sezione I, Sentenza n. 421 del 22/05/2003)


 


IRAP e professionista


Ai fini IRAP, per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, si ha autonoma organizzazione quando gli strumenti materiali e personali utilizzati dal professionista siano in grado di svincolare, almeno potenzialmente, l’attività dell’organizzazione da quella dell’organizzatore ovvero ogni qualvolta la medesima (organizzazione) si svilupperà e potrà esercitare in assenza del lavoratore autonomo.


(Commissione Tributaria Regionale di Firenze, Sezione XXII, Sentenza n. 15 del 05/02/2003)


 


IRAP e professionista


Secondo la Commissione Tributaria della Lombardia, l’assoluta inesistenza di personale dipendente e di collaborazioni coordinate e continuative, nonché la presenza di beni ammortizzabili con ammortamenti contenuti, determinano l’inesistenza di un’unità produttiva. Pertanto, la nuova ricchezza è prodotta dal lavoro personale del ricorrente (lavoratore autonomo), così come avviene per un lavoratore subordinato. La sentenza equipara, ai fini IRAP, il lavoro autonomo al lavoro subordinato, in quanto in entrambi i casi si produce ricchezza con il proprio lavoro personale.


(Commissione Tributaria Regionale Lombardia, Sezione XLI, Sentenza n. 46 del 10/10/2003)


 


L’iscrizione all’albo professionale “protegge”dall’imposizione IRAP.


Il professionista che esercita un’attività tipica protetta per la quale è richiesta l’iscrizione ad un apposito albo, previo il superamento dell’esame di abilitazione, non è soggetta all’imposta regionale sulle attività produttive. L’organizzazione della quale si serve per lo svolgimento dell’attività è irrilevante poiché l’elemento qualificante della professione è la presenza personale senza la quale non è possibile svolgere l’attività.


(Commissione Tributaria Regionale di Bologna, Sezione staccata di Parma, Sezione XXXV, Sentenza n. 11 dell’11/02/2003)


 


Nessun professionista con Albo deve pagare l’IRAP


La prevalenza dell’intuitus personae nel rapporto che lega il professionista ai propri clienti, rispetto all’organizzazione professionale adottata, rende di fatto irrilevante l’entità della stessa con conseguente non applicabilità dell’IRAP. Infatti, la discriminante ai fini dell’assoggettabilità all’IRAP è da ricercarsi nel livello di prevalenza dell’intuitus personae sulla “potenzialità produttiva” espressa dall’organizzazione. Tale prevalenza è possibile nell’attività d’impresa, probabile nel lavoro autonomo in genere, mentre “si manifesta certa e fisiologica (indipendentemente dalle dimensioni della struttura utilizzata) nelle attività libero-professionali protette”.


(Commissione Tributaria Regionale Piemonte, Sezione XII, Sentenza n. 5 del 20/05/2003)


 


Anche i piccoli artigiani sono esclusi dall’IRAP.


Artigiani e professionisti svolgono attività di lavoro autonomo ma non sono imprese. Dunque vanno esonerati dall’assoggettabilità all’IRAP poiché non sono “organizzazioni autonome” in grado di proseguire l’attività in assenza del proprio titolare.


(Commissione Tributaria Regionale di Bologna, Sezione staccata di Parma, Sezione XXXV, Sentenza n. 39 dell’21/10/2003)


 


Gli studi associati non scontano l’IRAP.


I professionisti anche se organizzati in studi associati non scontano l’IRAP. La Commissione estende l’interpretazione applicabile al singolo professionista a tutti i casi in cui l’attività venga svolta in forma associata.


(Commissione Tributaria Provinciale di Brescia, Sezione I, Sentenza n. 134/2003)


 


Agenti di commercio fuori dall’IRAP.


La Commissione, riformando le decisioni di primo grado, ha stabilito che anche l’agente di commercio ha diritto ad ottenere il rimborso dell’IRAP versata.


L’attività di rappresentante di commercio svolta dal contribuente, se da un punto di vista meramente formale è da ritenersi reddito d’impresa, da quello sostanziale assume più propriamente la natura di reddito di lavoro autonomo, essendo svolta in modo esclusivo dallo stesso, senza la collaborazione di personale e con l’utilizzo di modesti capitali.


(Commissione Tributaria Regionale di Bologna, Sezione staccata di Parma, Sezione XXXV, Sentenze n. 34 e 36 dep. il 03/11/2003)


 


Niente IRAP se manca la struttura autonoma.


L’attività professionale svolta senza l’ausilio di lavoratori subordinati e senza l’impiego di beni strumentali è priva dell’organizzazione necessaria ad integrare il presupposto dell’IRAP. A tal fine, l’assenza del requisito dell’organizzazione può essere provata mediante la produzione della dichiarazione dei redditi da cui si evinca l’assenza di un’autonoma struttura.


(Commissione Tributaria Regionale Toscana, Sezione VI, Sentenza n. 91 del 07/02/2003)


 


L’organizzazione non è un requisito qualificante per il professionista.


Ai fini dell’assoggettamento all’IRAP del professionista, il profilo organizzativo dell’attività esercitata non costituisce requisito qualificante dell’attività dello stesso professionista, iscritto a un albo in relazione al quale è richiesto l’esame di abilitazione, poiché, complesso o meno che sia tale profilo organizzativo, l’attività non potrà mai svolgersi senza la presenza personale del professionista abilitato e la struttura organizzativa da sola non potrà mai supplire alla sua assenza personale. La Commissione accoglie l’appello.


(Commissione Tributaria Regionale Emilia Romagna, Sezione staccata di Parma, Sezione XXXV, Sentenza n. 11 del 13/03/2003)


 


Il legale “ospite” presso lo studio di un collega non paga l’IRAP.


L’avvocato “ospite” di uno studio legale non deve l’IRAP. La presenza in una struttura organizzativa che fa capo ad altri non legittima il prelievo e salva il professionista che occupa una delle stanze di uno studio associato.


Una scrivania, qualche scaffale di non elevato valore e un computer di proprietà del professionista non bastano a sostenere la tesi dell’esistenza di un’attività autonomamente organizzata.


(Commissione Tributaria Provinciale di Bologna, Sezione II, Sentenza n. 317/2003)


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