Abolizione ICI sulla prima casa nella lettura di Assonime


Eliminazione dell’imposta comunale sull’abitazione principale con l’obiettivo di incrementare il potere di acquisto delle famiglie italiane. La prima parte della circolare 31 luglio u.s. numero 47 diramata dall’Associazione italiana tra le società per azioni, si sofferma sulla nuova disciplina contenuta nell’ambito del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 – pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 124 del 27 maggio 2008.

 

Profili generali

         Con l’art. 1 del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126, è stata disposta, con effetto dal 2008, l’esenzione dall’ICI “dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo”.

         La disposizione, precisa la circolare ASSONIME, ha consentito, ai soggetti che rientrano nelle condizioni previste dalla norma agevolativa, di non effettuare il pagamento dell’ICI sull’abitazione principale già in sede di versamento (16 giugno) della prima o unica rata per l’anno 2008.

         Sulla nuova disciplina di esenzione è già intervenuto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con apposita risoluzione n. 12/DF del 5 giugno 2008.

         L’agevolazione riguarda sia le unità immobiliari adibite ad abitazione principale sulla base del decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 e successive modifiche, sia le unità immobiliari ad esse assimilate con regolamento o delibera comunale vigente alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 93 (29 maggio 2008).

 

         In base all’art. 1, comma 2, l’esenzione è riconosciuta a tutte le tipologie di immobili destinati ad abitazione principale, con l’esclusione di quelli appartenenti alle seguenti categorie catastali:

– A/1: abitazioni di tipo signorile;

– A/8: ville;

– A/9: castelli e palazzi eminenti.

 

         Per la definizione di abitazione principale il comma 2 dell’art. 1 in esame rinvia a quella contenuta nel decreto legislativo n. 504 del 1992, che disciplina il tributo.

         L’art. 8, comma 2, del decreto n. 504, in particolare, stabilisce che per abitazione principale si deve intendere quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, ed i suoi familiari dimorano abitualmente e che, dopo le modifiche apportate dall’art. 1, comma 173, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si identifica, salvo prova contraria, con quella di residenza anagrafica.

         Sulla base della disciplina generale del tributo, l’esenzione va riconosciuta nei limiti in cui l’unità immobiliare è effettivamente destinata ad abitazione principale e per il periodo dell’anno durante il quale sussiste tale condizione.

         L’agevolazione deve essere riconosciuta anche alle eventuali pertinenze dell’abitazione principale, anche se distintamente iscritte in catasto; ciò in quanto secondo l’art. 818 del codice civile “gli atti ed i rapporti giuridici che hanno per oggetto la cosa principale comprendono anche le pertinenze, se non è diversamente disposto”.

             In questo senso si è espresso opportunamente il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la risoluzione n. 12 citata.

 

Immobili assimilati alle abitazioni principali e altre esenzioni

         Una problematica di estrema rilevanza concerne l’assimilazione degli immobili a quelli adibiti a <prima casa>.

         L’esenzione deve essere riconosciuta alle unità immobiliari che il comune “ha assimilato alle abitazioni principali con regolamento o delibera comunale vigente alla data del 29 maggio 2008” (art. 1, comma 2, decreto-legge n. 93).

             In considerazione della generica formulazione del decreto legge, in dottrina è sorto il dubbio se la disposizione agevolativa fosse applicabile a tutte le assimilazioni effettuate dal comune, ovvero limitatamente a quelle in funzione dell’aliquota agevolata o della detrazione per abitazione principale.

 

         Opportunamente la risoluzione ministeriale n. 12 conferma la più ampia portata della norma “che non effettua alcuna distinzione al riguardo”.

         Le assimilazioni di tipo regolamentare richiamate dal decreto legge sono disciplinate dall’art. 59 del decreto legislativo n. 446 del 1997. In base a questa disposizione, i comuni possono assimilare all’abitazione principale la casa concessa in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, precisando nella delibera il grado di parentela.

         In queste ipotesi, la delibera comunale vigente anteriormente all’entrata in vigore del decreto legge n. 93, “cristallizza” la situazione di esenzione con riferimento al grado di parentela o di affinità scelto da ogni comune.

         Un’altra assimilazione di tipo regolamentare è quella prevista dall’art. 3, comma 56, della legge n. 662 del 1996 che conferisce ai comuni la possibilità di assimilare all’abitazione principale l’immobile non locato posseduto a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che stabiliscano la residenza in istituti di ricovero.

         Ricordiamo, inoltre, le altre fattispecie di esenzione “legale” dall’ICI riconosciute dall’art. 1, comma 3, del decreto-legge n. 93, e cioè:

– l’esenzione della ex casa coniugale, riconosciuta al soggetto passivo che “a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio non risulta assegnatario della casa coniugale” (art. 6, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 504 del 1992), a condizione che il soggetto passivo non sia proprietario (o titolare di altro diritto reale) di immobile abitativo nello stesso comune della casa coniugale;

– l’esenzione per le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari;

– l’esenzione per gli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi per le case popolari – IACP (art. 8, comma 4, decreto n. 504 del 1992).

 

         La risoluzione n. 12 ha escluso l’applicazione dell’esenzione in esame alle unità immobiliari possedute da cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato, in quanto non espressamente ricomprese nella disposizione agevolativa. Trattandosi, come evidenziato nella risoluzione, di norme speciali di stretta interpretazione “non possono essere applicate al di fuori delle ipotesi tipiche e tassative indicate”.

         ASSONIME sottoline che il decreto-legge n. 93 (art. 1, comma 3) abroga espressamente le disposizioni introdotte nella legge finanziaria per il 2008 relative all’ulteriore detrazione per l’abitazione principale, in quanto ritenute completamente assorbite dalla nuova disciplina.

         Infine, è da rilevare come l’esenzione ICI dell’abitazione principale produca effetti anche in merito all’applicazione dell’imposta di scopo – ISCOP – per i comuni che l’hanno istituita in base all’art. 1, commi 145-151, della legge n. 296 del 2006, per la parziale copertura delle spese per la realizzazione di opere pubbliche individuate dal regolamento tra quelle indicate nel comma 149.

 

         Come sottolineato nella risoluzione ministeriale n. 12 (par. 9), “dal momento che il comma 148 del citato art. 1 della legge n. 296 del 2006 stabilisce espressamente che per la disciplina dell’imposta si applicano le disposizioni vigenti in materia di ICI, diviene automatica l’esenzione dall’imposta di scopo per le unità immobiliari destinate ad abitazione principale”.

 

Rimborsi ai contribuenti

         Il decreto-legge in esame non prevede specifiche disposizioni in merito ai rimborsi a favore di quei contribuenti che avessero già versato l’ICI risultata non dovuta per effetto del decreto legge stesso.

         In questi casi, come evidenziato nella risoluzione ministeriale (par. 8), il contribuente può, comunque, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge n. 296 del 2006, presentare l’istanza di rimborso al comune di ubicazione degli immobili entro cinque anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione, a meno che il comune non abbia disciplinato le modalità di compensazione per i tributi di propria competenza.

 

Sanatoria per omesso o insufficiente versamento della prima rata per il 2008

         L’ultimo paragrafo del capitolo in discorso si occupa della sanatoria per omesso o insufficiente versamento della prima rata per l’anno in corso.

         Con l’aggiunta di un apposito comma (6 bis) all’art. 1 della legge di conversione n. 126, è stata introdotta una sanatoria per le sanzioni relative ad omesso o insufficiente versamento della prima rata dell’ICI relativa al 2008, purché il contribuente provveda ad effettuare il versamento dovuto entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 126 (cioè entro il 26 agosto p.v.).

         La sanatoria riguarda le omissioni o insufficienze di versamento relative ad errori interpretativi della nuova disciplina, con riferimento “alle fattispecie di cui al comma 2”, quelle cioè relative alla qualificazione di unità immobiliare adibita ad abitazione principale, alle assimilazioni alle stesse abitazioni stabilite con regolamento o delibera comunale, nonché (sembrerebbe dal tenore letterale della norma) alle identificazioni delle pertinenze disposte sempre da regolamento o delibera comunale.

 

Attilio Romano

9 Settembre 2008


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