Invim condonata dall’acquirente di un bene


QUESITO  

 

L’Invim poteva essere condonata ex articolo 16 della legge n. 289/2002 dall’acquirente di un bene?

 

RISPOSTA DEL GIUDICE TRIBUTARIO

 

         A tale quesito ha dato risposta positiva la recente sentenza n. 57 del 3 marzo 2008 della Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 1.

 

            L’iter logico giuridico adottato da tale pronuncia si è così sviluppato:

“La sentenza di primo grado non merita censura in quanto ha correttamente individuato la circostanza che i ricorrenti pur non essendo soggetti formalmente ad imposta INVIM, gravante solo sulle parti venditrici, sono comunque titolari di un interesse alla definizione della controversia in considerazione delle misure che l’Ufficio può attuare sull’immobile venduto in mancanza di versamento dell’imposta dovuta a seguito di accertamento.

 

         Ai sensi dell’art. 28 DPR 643/72, applicabile alla specie, infatti, il credito erariale a titolo di INVIM è assistito da privilegio sugli immobili trasferiti, privilegio che assume addirittura lo stesso grado dì eventuale ipoteca gravante sull’immobile, privilegio che può essere fatto valere anche nei confronti dell’acquirente diretto dell’immobile. Gli attuali appellati sono appunto gli acquirenti diretti dell’immobile ed hanno quindi tutto l’interesse a non vedersi gravato il proprio patrimonio da pesi e garanzie reali e di conseguenza l’interesse alla definizione di lite che pure riguarda imposte non direttamente ad essi riferibili. Va quindi respinto l’appello dell’Ufficio e confermata la sentenza di primo grado che ha disposto la piena validità della domanda di definizione della lite fiscale”.

 

RIFLESSIONI

 

         Per quanto attiene alla posizione giuridica dell’acquirente riguardo all’obbligo del pagamento dell’Invim, è recessiva la tesi secondo cui tale soggetto non può essere considerato un debitore d’imposta, e per conseguenza non ammesso alla definizione agevolata della lite. Secondo una consolidata giurisprudenza della Corte (fra le altre, SS.UU. 28 ottobre 1995, n. 11302, e 29 gennaio 2001, n. 31), l’acquirente di  immobile,  pur  non  essendo  espressamente  definito   come   debitore dell’imposta, ma soltanto soggetto al privilegio di  cui  all’art.  28  del D.P.R.  n.  643  del  1972,  non  può considerarsi estraneo al  rapporto tributario, tanto che gli è concesso, in sede di giurisdizione tributaria, svolgere ogni difesa sull’esistenza, l’esigibilità e la misura del tributo. E ciò tanto più considerando che si tratta di soggetto direttamente inciso dall’atto impositivo col quale l’Amministrazione finanziaria richiede il pagamento dell’imposta.

 

         La soggezione dell’acquirente alla giurisdizione tributaria e la sua legittimazione a svolgere difese non limitate all’esercizio del privilegio comporta, quale necessaria conseguenza, che egli sia ammesso alla definizione agevolata prevista dalla legge di condono, indipendentemente dall’iniziativa della parte venditrice. La lettura riduttiva della norma sulla definizione agevolata sostenuta dall’Amministrazione finanziaria incorrerebbe in inevitabili sospetti di illegittimità costituzionale sotto il profilo dell’ingiustificata ed irrazionale disparità di trattamento, in relazione all’art. 3 della Costituzione. E’ evidente tale nodo da sciogliere è imputabile all’inevitabile incertezza interpretativa dell’articolo 16 della legge n. 289/2002; tuttavia, è innegabile che il dubbio interpretativo deve essere risolto dall’interprete nel senso più conforme ai principi delle Statuto del contribuente.

 

         Non si può ignorare che il dubbio interpretativo sul concetto di lite fiscale definibile e sulla validità dell’istanza di chiusura lite deve essere risolto dall’interprete nel senso più conforme ai principi dello statuto (Cassazione sentenza n. 17576/2002; Cassazione sentenza n. 7080/2004); in particolare, il principio dell’affidamento, indicato nello Statuto nei concetti di collaborazione e buona fede. Occorre applicare il principio di conservazione degli atti giuridici, che era espressamente richiamato dalle precedenti leggi di condono (Cassazione sentenza n. 9590 del 18/08/1992; Cassazione sentenza n. 7171 del 17/05/2002) ed occorre riconoscere, alla luce dello Statuto dei diritti del contribuente, legittima la scelta fatta dal contribuente in maniera chiara e costante per fatti concludenti.

 

         Giova, infine, precisare che ai fini dell’applicazione dell’Invim l’acquirente del bene immobile su cui è applicata l’imposta è, a tutti gli effetti un coobbligato debitore di imposta, cui è consentito svolgere ogni difesa sull’esistenza, l’esigibilità e la misura del tributo. Perciò a lui si estendono gli effetti della sanatoria delle liti fiscali pendenti richiesta dal venditore ai sensi dell’art. 16 della l. n. 289/2002 (Sent. n. 9995 del 23 febbraio 2006 dep. il 28 aprile 2006 della Corte Cass. sez. tributaria).

                      

NOTE

 

1) In tema di Invim da applicarsi agli atti di alienazione di immobili a titolo oneroso, in senso proprio, unico soggetto passivo del rapporto di imposta è l’alienante, mentre  l’acquirente, gravato del privilegio speciale stabilito dall’art. 28 del D.P.R. n.  643/1972  a garanzia del credito per il tributo dovuto dal venditore, senza  essere  né debitore, né responsabile di imposta, assume la veste di soggetto passivo dell’eventuale esecuzione intrapresa dall’Amministrazione finanziaria creditrice.

 

         L’acquirente dell’immobile, viene peraltro a trovarsi in una situazione equiparabile a quella del terzo  proprietario  di  un  cespite  gravato  da ipoteca ai sensi degli artt.  2858 e 2859 del  codice  civile  ed  è  da ritenere, che, quando, come nella fattispecie, sia  rimasto estraneo alla procedura di accertamento e di liquidazione del tributo   intrapresa dall’Amministrazione finanziaria nei confronti del solo alienante, sia legittimato ad opporre alla Pubblica Amministrazione, nel giudizio instaurato per contrastare l’espropriazione contro di lui istituita,  tutte le eccezioni opponibili, e non opposte, dal debitore, così supplendo alla negligenza e, al limite, alla malafede di questo (Sent. n. 7914 del 28 gennaio 2000 dep. il 9 giugno 2000 della Corte Cass., Sez. tributaria).

 

         Partendo dal presupposto che anche  la  parte  acquirente  nel  rapporto Invim è soggetto interessato alla corretta applicazione dell’imposta  e  che quindi  occorre  fornire allo stesso nuovi strumenti atti a sostenere validamente la sua legittimazione passiva, occorre per l’effetto riconoscere allo stesso la facoltà di impugnare autonomamente l’avviso  di  accertamento emesso nei confronti del suo dante causa e  non  notificatogli. Vanno così superati i limiti derivanti dal richiamo alla rigida  disciplina  dettata dall’art. 2859 del codice civile, superamento imposto sia da una  lettura meno restrittiva (quindi, equa) dell’impianto normativo esistente che  dalle opravvenute modifiche dell’orientamento giurisprudenziale in ordine a questioni consimili (Dec. n. 2510 dell’8 marzo 2007 dep. il 27 marzo 2007 della Comm. trib. centr., SS.UU.).

 

         Il venditore che non abbia impugnato l’accertamento di maggior valore notificatogli non può avvalersi, ai fini della applicazione dell’Invim, della riduzione  dell’imponibile ottenuta (agli effetti dell’imposta di registro) dall’acquirente in applicazione del cosiddetto condono. (Sent. n. 23572 del 29 settembre 2006 dep. il 3 novembre 2006 della Corte Cass., Sez. tributaria).

 

Carmela Lucariello

19 Marzo 2008

 

Il presente intervento è espressione di opinioni personali dell’autore 

 

______________________

ALLEGATO

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI ROMA SEZIONE 01

riunita con l’intervento dei Signori:

V. C.     Presidente

L. F.     Relatore

P. G.    Giudice

 

Ha emesso la seguete sentenza

           

sull’appello n. ……/07 depositato il 17/1012007

avverso la sentenza N. 22512712006

emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di ROMA proposto dall’ufficio: AGENZIA ENTRATE UFFICIO CIVITAVECCHIA

 

controparte:

A. C.

VIA ……………….FIUMICINO RM

 

difeso da:

DOTT. P. S.

VIALE……………ROMA RM

 

A. L.

VIA………………FIUMICINO RM

difeso da

DOTT. P.  S.

VIALE…………….. ROMA RM

 

Atti impugnati:

DINIEGO DOMANDA CHIUSURA LITI INVI

 

FATTO

A. C. ed altri ricorrono contro diniego di definizione di lite fiscale pendente relativamente a richiesta di condono riguardante INVIM formalmente dovuta dalle controparti della compravendita accertata, motivata dalla mancanza di soggettività passiva dell’imposta da condonare.

la Commissione tributaria provinciale di Roma ha accolto il ricorso ritenendo la legittimazione dei ricorrenti a richiedere la definizione della lite in considerazione dei riflessi dell’imposta INVIM sulle loro posizioni giuridiche.

Propone appello l’Ufficio delle Entrate di CIVITAVECCHIA insistendo sull’eccezione relativa alla mancanza di legittimazione dei ricorrenti alla richiesta di condono, concludendo quindi per la riforma della sentenza impugnata.

 

DIRITTO

La sentenza di primo grado non merita censura in quanto ha correttamente individuato la circostanza che i ricorrenti pur non essendo soggetti formalmente ad imposta INVIM, gravante solo sulle parti venditrici, sono comunque titolari di un interesse alla definizione della controversia in considerazione delle misure che l’Ufficio può attuare sull’immobile venduto in mancanza di versamento dell’imposta dovuta a seguito di accertamento.

Ai sensi dell’art. 28 DPR 643/72, applicabile alla specie, infatti, il credito erariale a titolo di INVIM è assistito da privilegio sugli immobili trasferiti, privilegio che assume addirittura lo stesso grado di eventuale ipoteca gravante sull’immobile, privilegio che può essere fatto valere anche nei confronti dell’acquirente diretto dell’immobile.

Gli attuali appellati sono appunto gli acquirenti diretti dell’immobile ed hanno quindi .tutto l’interesse a non vedersi gravato il proprio patrimonio da pesi e garanzie reali e di conseguenza l’interesse alla definizione di lite che pure riguarda imposte non direttamente ad essi riferibili.

Va quindi respinto l’appello dell’Ufficio e confermata la sentenza di primo grado che ha disposto la piena validità della domanda di definizione della lite fiscale. Sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese di lite.

 

P.Q.M.

La commissione respinge l’appello dell’Ufficio. Spese compensate.

Così deciso in Roma, lì……………..2008     

 

IL RELATORE          

 

IL PRESIDENTE


Partecipa alla discussione sul forum.