| Guida pratica alla transizione agli IAS/IFRS. Parte terza: il confronto tra gli schemi di bilancio | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| a cura dott. Claudio Giugno |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Il confronto degli schemi di bilancio secondo i principi italiani e secondo gli IAS: l’analisi della variazione di stato patrimoniale e conto economico (clicca qui per leggere le parti precedenti) Effettuare un confronto tra schemi di bilancio previsti dalla normativa nazionale e quella internazionale è utile non solamente per comprendere come ben posizionare le singole voci di costo/ricavo e di attivo/passivo che scaturiscono da una corretta tenuta della contabilità per rispettare in pieno le regole dettate, ma soprattutto per vedere come le diverse finalità e il diverso approccio dei principi nazionali rispetto a quelli internazionali si riflettano sui contenuti che il bilancio stesso deve prevedere, in modo da rendersi più utile a una migliore analisi della dinamica aziendale. Il legislatore italiano, tra i due schemi previsti negli articoli 9 e 10 della IV Direttiva CEE, ha scelto, limitatamente allo Stato Patrimoniale, lo schema “a sezioni contrapposte” in quanto quello cosiddetto “a scalare” sembrava presentare vantaggi informativi modesti tali da non giustificare il suo utilizzo. Gli articoli del nostro c.c. che prescrivono uno schema obbligatorio ed analitico del bilancio sono l’art. 2424, l’art. 2425, 2427 e 2427 bis; essi individuano, in maniera puntuale, rispettivamente le voci di stato patrimoniale e del conto economico nonché la nota integrativa. Dunque i prospetti obbligatori secondo la normativa italiana sono i seguenti:
A tali documenti va aggiunta la relazione sulla gestione prevista nei casi di legge dall’art. 2428. Fin da questo momento è già possibile allora individuare una differenza di documenti richiesti per la formazione del bilancio rispetto alla normativa internazionale, infatti lo IAS 1 al par. 8 prescrive che il bilancio deve essere formato da:
Come si può vedere le norme internazionali fanno sparire un documento che per il legislatore italiano risulta essere fondamentale e cioè la nota integrativa, prevedendo che le informazioni che venivano in essa contenuta ( riguardanti i criteri adottati per l’esplicazione del valore di singole voci di bilancio nonché i principi generali adottati), siano inserite come vere e proprie note al bilancio (denominate appunto note esplicative) da apporre in fondo allo stato patrimoniale e al conto economico. A fronte di tale eliminazione sono stati però introdotti altri due documenti fondamentali che la legislazione italiana non prevedeva come obbligatori e cioè il rendiconto finanziario e il prospetto che espone le variazioni di patrimonio netto. Spiegando più in dettaglio quello che è il contenuto dei due principali schemi (S.P. e C.E.), ci si accorge come lo stato patrimoniale previsto, oggi classifica le voci dell’attivo in relazione alla loro destinazione, ottenendo dunque una distinzione “a livello macro” tra beni che sono destinati a perdurare all’interno dell’azienda (immobilizzazioni) e beni che sono destinati ad essere ceduti o utilizzati nel breve termine; mentre nel lato del passivo la distinzione è effettuata in modo da distinguere i mezzi di terzi dai mezzi propri sulla base della natura delle fonti di finanziamento. Inoltre, lo stato patrimoniale del codice civile individua in maniera rigida quali siano le sottovoci che vanno poi a comporre le classi di beni suddetti, avendo così un effetto classificatorio dal quale non è possibile discostarsi. La normativa internazionale abbandona totalmente questa impostazione, infatti, innanzitutto le voci dell’attivo e del passivo vengono distinte in base ad una logica finanziaria e più nello specifico in attività correnti e non correnti mentre il passivo in passivo a breve termine, in medio/lungo termine e in capitale circolante netto. Inoltre, la composizione di tali voci non segue più uno schema rigido, ma più flessibile, dove è previsto un contenuto minimo delle voci costituenti l’attivo e il passivo della stato patrimoniale ma dove è comunque possibile inserire voci addizionali, intestazioni, risultati parziali e sottoclassificazioni se essi si ritengono rilevanti per la comprensione della situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Per la legislazione italiana le voci di conto economico sono invece imputate a costo o ricavo a secondo della natura che li ha generati, mentre è possibile scegliere tra una imputazione secondo natura o secondo la loro destinazione negli IAS. La rappresentazione che segue espone lo stato patrimoniale previsto dagli IAS (quello sottostante è classificato in base al ciclo operativo) nella composizione delle singole voci.
Occorre ribadire che nel caso della legislazione italiana non è possibile discostarsi dalla classificazione prevista, né eliminando né inserendo altre sottovoci (se non nei limiti e alle condizioni di cui all’art. 2423 ter c.c.), mentre è possibile riscontrare degli scostamenti nei casi pratici, nel caso in cui si redigano i bilanci con gli IAS, rispetto al modello sopra proposto in tabella dovuti ad un ampliamento rispetto ai contenuti minimi ( qui puntualmente indicati) previsti dallo IAS 1 con l’inserimento di altre sottovoci o sub-totali necessari ad una migliore comprensione e chiarezza del bilancio stesso. Inoltre, come detto in precedenza, si nota come le note al bilancio siano affiancate alle singole voci in modo da darne accurata spiegazione sotto anziché costituire un apposito documento come nella legislazione italiana (la nota integrativa). Lo IAS 1 propone due tipologie di stato patrimoniale che possono essere adottati dalle società:
Inoltre lo stesso IAS stabilisce che:
Di conseguenza, quando il ciclo operativo di un’impresa che fornisce beni e servizi è chiaramente identificabile, la classificazione su indicata consente al lettore del bilancio d’esercizio di distinguere le attività circolanti nette come capitale di funzionamento da quelle usate dall’impresa per le operazioni a lungo termine. Bisogna inoltre ricordare che secondo lo IAS un’attività è da considerarsi corrente quando appartiene ad una di queste categorie:
Qualora l’attività non dovesse rientrare nelle precedenti categorie apparterrà invece alle attività non correnti. In maniera analoga definisce le passività non correnti come tutte quelle attività che non appartengono ad una di queste categorie che formano le passività correnti:
Questa classificazione di attivo e passivo basata secondo diverse prospettive rispetto a quelle nazionali è in linea con le diverse finalità informative che i due diversi bilanci hanno, infatti lo stato patrimoniale civilistico mira ad evidenziare in maggior misura l’utilizzo-impiego dei beni dell’azienda, mentre lo stato patrimoniale IAS dà una maggiore informazione per quanto concerne la solidità dell’azienda, solidità intesa come capacità della società stessa di far fronte ai propri impegni nel breve periodo (cosiddetta liquidità) e nel medio-lungo periodo (solvibilità). Quest’ultima risulta essere dunque più adeguata ad un’analisi della gestione attuale e futura dell’impresa ed evidenzia l’eventuale raggiungimento di performance aziendali stabiliti a monte. Passando adesso all’analisi del conto economico, è possibile anche qui riscontrare una maggiore flessibilità dei principi internazionali che danno al redattore del bilancio la possibilità di scegliere tra una classificazione dei costi per natura o per destinazione, anche se in questo ultimo caso precisa che è necessario riportare i dettagli delle classificazioni per natura delle medesime poste. Tale possibilità non è prevista dal legislatore italiano che invece impone una classificazione per natura e che, così come succede per lo stato patrimoniale, vincola il redattore ad utilizzare uno schema prestabilito indicato nell’art. 2425 del c.c. (se non nei limiti e alle condizioni di cui all’art. 2423 ter c.c.). Lo schema italiano del C.E. è finalizzato a determinare il valore e i costi della produzione e quindi non fornisce alcune informazioni che possono essere invece di rilevante interesse per la gestione dell’azienda: · non consente di identificare il risultato operativo che risulta essere fondamentale valore segnaletico; · espone un valore della produzione che è somma di elementi eterogenei. Lo IAS
Anche qui come nello stato patrimoniale è possibile inserire nello schema voci addizionali, intestazioni, risultati parziali e sottoclassificazioni qualora essi fossero necessari alla comprensione del bilancio stesso. Un’altra importantissima differenza, tra il conto economico nazionale e quello internazionale, è dovuta al dettato degli IAS che hanno espressamente eliminato i componenti positivi e negativi straordinari dal conto economico. Di seguito proponiamo un raffronto tra i conti economici che sarebbe possibile scegliere ed incontrare con gli IAS.
Ai fini di una migliore analisi gestionale sarebbe più utile redigere il conto economico per destinazione, infatti esso può fornire agli utilizzatori informazioni più significative per esempio sull’ utile operativo, ma si preferisce solitamente il conto economico per natura perché quello per destinazione nella sua redazione può comportare un considerevole grado di discrezionalità. Un’ultima, ma non meno rilevante, differenza tra questi due documenti (S.P. e C.E.) redatti secondo principi diversi sta nella presenza dei conti d’ordine nei bilanci secondo normativa italiana, infatti essi sono previsti espressamente dall’art. 2424 del c.c. che vuole che in calce allo stato patrimoniale devono essere separatamente elencate le informazioni sui conti d’ordine. Tali conti non sono previsti nei bilanci secondo gli IAS, infatti ad essi non si effettua nessun riferimento anche se degli impegni e dei rischi assunti dall’impresa si farà menzione nelle note al bilancio. Questa differenza deriva ancora una volta dal diverso approccio e ai dai diversi postulati che soggiacciono alla redazione del bilancio, volendo infatti citare un caso specifico, è possibile citare il caso dei leasing che in contabilità nazionale comporta l’utilizzo proprio dei conti d’ordine mentre in quella internazionale si utilizzano i normali conti dando così rilevanza alla sostanza più che alla forma. Caltanissetta, novembre 2007 Dott. Giugno Claudio |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
www.commercialistatelematico.com sottoscrivi l'abbonamento annuale iscriviti alla newsletter gratuita |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||