Sui pagamenti in ritardo matureranno interessi automaticamente

intervento a cura di Danilo Sciuto
danilosciuto@commercialistatelematico.com

In tema di transazioni commerciali, una rilevante novità è recata dal D.Lgs. n. 231 del 9 ottobre 2002, in vigore dal 7 novembre 2002, che dà attuazione alla direttiva 2000/35/Ce sulla tutela dei creditori.

Si tratta dell’applicazione automatica degli interessi in caso di ritardi del cliente nel pagamento di un corrispettivo, per cui, per effetto di questa nuova normativa, uno degli effetti più pratici sarà che non sarà più necessario mettere in mora il debitore.

Vediamo nei dettagli la nuova normativa, che si applicherà a partire dai contratti conclusi dopo l’8 agosto 2002.

Chi riguarda.

Le nuove disposizioni riguardano le imprese, i professionisti, gli artigiani, i commercianti, produttori e distributori.

Sono quindi esclusi i rapporti tra imprenditori e privati, per cui il privato che non onora un debito verso un imprenditore o un professionista non è soggetto alle nuove disposizioni né a maggiori interessi di mora, e i relativi rapporti resteranno affidati ai contatti personali.

Ulteriore condizione per l’applicazione di questa normativa è che il debitore ritardi senza motivo il pagamento del corrispettivo. Infatti, nel caso in cui il debitore dimostri di essere stato impossibilitato ad onorare il pagamento alla rispettiva scadenza per effetto di una causa a lui non imputabile, la norma non potrà essere applicata.

Il decreto non si applica per i debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore e per i pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, ivi compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.

Nulla cambia per gli appalti relativi alle costruzioni, che hanno un diverso regime, con speciali scadenze di calcolo degli interessi; non è così invece per i contratti di appalto relativi a servizi e forniture.

 

Il saggio di interesse.

In mancanza di diverso accordo scritto tra le parti sul saggio, si applicheranno gli interessi automatici di sette punti superiori a quelli praticati dalla Banca centrale europea per i propri finanziamenti (tale tasso sarà periodicamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale con decreto ministeriale). Nel caso di cessione di prodotti alimentari deteriorabili l’interesse è maggiorato di 9 punti percentuali ed è inderogabile.

 

I termini per la decorrenza degli interessi.

In mancanza di accordi scritti diversi tra le parti sulla decorrenza, la mora scatterà dopo 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente. Diviene quindi importante inviare la fattura con modalità tali da precostituirsi una prova certa.

Se non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento, si farà riferimento alla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazioni dei servizi.

Nel caso in cui la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è però anteriore a quella del ricevimento delle merci o delle prestazioni dei servizi, si farà riferimento alla seconda.

Nel caso in cui sia previsto (per legge o per contratto) un’accettazione o una verifica della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, il termine decorrerà invece dalla data dell’accettazione o della verifica, se il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca anteriore a tale data.

Per i contratti aventi a oggetto la cessione di prodotti alimentari deteriorabili, il termine è elevato al sessantunesimo giorno successivo a quello di consegna o del ritiro dei prodotti medesimi.

E’ da rilevare che i diversi accordi scritti tra le parti, che consentiranno di derogare a tale normativa, saranno validi solo se stabiliscono dei termini che non possano essere considerati iniqui per il creditore. Al riguardo, l’articolo 7 del decreto dispone che la valutazione sull’equità delle clausole verrà compiuta prendendo in considerazione alcuni parametri specificatamente indicati, quali la corretta prassi commerciale, la natura della merce e dei servizi, nonché i rapporti commerciali tra i contraenti. Anche le associazioni degli imprenditori potranno a tale scopo agire in giudizio.

 

I costi di recupero dei crediti.

Il creditore ha diritto, inoltre, al risarcimento dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrispostegli, salva la prova del maggior danno, sempreché il debitore non sia immune da colpa nel senso sopra specificato.

 

Le novità riguardanti il decreto ingiuntivo.

Importanti novità vengono introdotte anche in tema di decreto ingiuntivo. Infatti, il decreto, apportando alcune modifiche al codice di procedura civile, dispone che :

  1. il tempo di attesa per il rilascio del decreto ingiuntivo è fissato in 30 giorni dal deposito del ricorso;
  2. è possibile ottenere un decreto ingiuntivo anche in caso di debitore estero, che abbia sede fuori dalla Repubblica;
  3. è possibile ottenere il pagamento parziale di somme non contestate, richieste all’interno di una fattura o di una parcella più ampia, se su tali somme non vi è contestazione, nonché avere l’esecuzione provvisoria sulla parte di credito non contestata in giudizio.

 

I riflessi fiscali del nuovo decreto legislativo.

Gli interessi che maturano automaticamente ai sensi del decreto qui in commento, hanno ovviamente rilevanza fiscale, sicchè è utile, esaminata la normativa, accennare al loro trattamento fiscale.

Occorre al riguardo distinguere tra redditi di impresa e redditi professionali.

Nel primo ambito, infatti, gli interessi concorreranno alla formazione del reddito d’impresa in base al principio della maturazione.

E’ applicabile, inoltre, l’articolo 71, comma 6, del TUIR, in base al quale, nel caso in cui si ritenga che gli interessi di mora non saranno corrisposti dal debitore o saranno corrisposti solo in parte, è possibile, procedere alla svalutazione degli stessi.

Per i professionisti, il discorso è invece diverso, stante che l’articolo 50 Tuir, in applicazione del principio di cassa, ne prevede la tassazione solo per l’ammontare incassato, e non per quello maturato.

Dal punto di vista dell’applicazione dell’Iva, trattandosi di interessi moratori, essi saranno esclusi ex art. 15 comma 1 n. 1) del Dpr n. 633/72.

 

novembre 2002

***

ulteriore aggiornamento su: http://www.commercialistatelematico.com/documenti/interessi_bilancio.htm

Danilo Sciuto - dottore commercialista in Catania - danilosciuto@libero.it

 

torna alla home page del COMMERCIALISTA TELEMATICO

sottoscrivi l'abbonamento annuale

iscriviti alla newsletter gratuita