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Ganasce fiscali

di fabrizio fava
Venerdì, 28 Luglio 2006
La confisca del mezzo per debiti tributari (conosciuta come ganascia fiscale) è stato argomento dibattuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza ormai da tempo, ed ancora non si riesce a chiudere questo tormentato capitolo, per quanto concerne non soltanto l’organo giurisdizionale preposto a ricevere i ricorsi, ma la stessa legittimità costituzionale della norma.

Come noto, nel caso di debito tributario, il concessionario della riscossione può procedere al blocco dei beni del debitore insolvente, e l’automezzo, in quanto facilmente identificabile, è generalmente il bene oggetto principale di tale procedura.

Il contribuente ha ovviamente la possibilità di ricorrere avverso tale atto, ma siccome si sono succedute una serie di interpretazioni giurisprudenziali di diverso tenore, è persino arduo non incappare in banali errori di competenza giurisdizionale.

Per le ganasce fiscali è stata invocata la competenza del T.A.R., del Giudice ordinario, del Giudice di Pace e taluno ha persino ritenuto competenti le Commissioni Tributarie stante la competenza specifica, trattandosi di materia regolata dagli artt. 49,57 e 86 del D.P.R. n. 602/e dal D.Lgs n. 546/1992 artt. 2 e 19.

Sembrava finalmente chiarita la diatriba con una autorevole Sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite ( la n. 2053 del gennaio 2006) ma giunge notizia di una Sentenza di ieri, ovvero del 18 luglio 2006 del Consiglio di Stato, che con ordinanza della sesta sezione, rimette in discussione quanto ormai finalmente sembrava pacifico.

La Corte di Cassazione infatti con l’autorevole Sentenza, aveva stabilito che era il Tribunale Civile competente per le controversie tra cittadini e concessionari della riscossione ed a prescindere dalle osservazioni più o meno logiche che potevano essere mosse (sembrava infatti a chi scrive non corretta la competenza del giudice ordinario per tali controversie) si era giunti ad una chiarificazione necessaria per la stessa tutela del diritto alla difesa.

Ora, con la decisione del Consiglio di Stato(ordinanza n. 4581), sembrerebbe che tutto viene rimesso in discussione, in quanto il Giudice ordinario non avrebbe il potere di sindacare la motivazione del provvedimento e la proporzione tra l’entità della misura e il credito garantito e se fosse il T.A.R. a decidere vi sarebbe maggiore tutela per il destinatario del fermo, avendo il Giudice amministrativo (ed anche quello tributario) potere di sospendere ed annullare l’atto, valutando anche l’adeguatezza della motivazione e l’effettiva necessità di bloccare un mezzo per la riscossione di un credito anche di importo inferiore e spesso addirittura a fronte di cifre già pagate o in contestazione.

In sostanza il Consiglio di Stato, ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale, rivendicando la giurisdizione amministrativa, in quanto quella ordinaria non fornisce un sindacato pieno sul provvedimento, determinando quindi una diminuita tutela per il ricorrente.

Con tale remissione inoltre, il Consiglio di Stato, non ha tralasciato ulteriori questioni, quale l’irragionevole disparità di trattamento che viene a crearsi tra le vittime penalizzate dalle ganasce ed i contribuenti ai quali vengono invece applicate altre misure di fermo (ad esempio blocco di contributi statali) e che possono invece rivolgersi al T.A.R. chiedendo peraltro la sospensiva e l’annullamento nel merito. Più dettagliatamente, secondo il Consiglio di Stato, le norme appaiono in contrasto con i sotto indicati articoli della Carta Costituzionale:
- 3 per irragionevole disparità di trattamento tra soggetti destinatari di provvedimenti amministrativi;
- 16 per limitazione mediante provvedimento di fermo della libertà di circolazione del cittadino;
- 41 per limitazione mediante provvedimento di fermo dell’iniziativa economica privata;
- 42 per limitazione mediante provvedimento di fermo della proprietà privata.

In attesa che la Corte Costituzionale si esprima, non si può tralasciare la autorevole Sentenza della Cassazione a Sezioni Unite di cui si è detto e pertanto, sembra questo allo stato attuale l’orientamento giurisprudenziale cui fare riferimento, dando al Giudice ordinario la competenza per tale materia, se pur chi scrive ritiene che il Giudice tributario debba essere investito di tale potere e spera quindi in un rapido intervento legislativo chiarificatore.

Luglio 2006

A cura del Dott. Fabrizio Fava, Segretario Nazionale della Associazione Nazionale Italiana Difensori Tributari – Roma
www.difensoritributari.org

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