CONTRIBUTI IN CONTO ESERCIZIO E IN CONTO CAPITALE



definizioni:

- CONTRIBUTI IN CONTO ESERCIZIO

sono quelli destinati a fronteggiare esigenze di gestione quali, a puro titolo di esempio, il pagamento di stipendi, l'approvvigionamento di materie prime occorrenti per la produzione e cosi' via; (la funzione e' cioe' quella di integrare i ricavi ovvero compensare i costi)

- CONTRIBUTI IN CONTO CAPITALE

sono quelli destinati alla ristrutturazione e al potenziamento dell'apparato produttivo dell'impresa, quale l'acquisizione di beni strumentali.

L'erogazione deve essere subordinata ad un preciso vincolo di destinazione che risiede nella utilizzazione per il potenziamento o la ristrutturazione degli impianti e attrezzature dell'impresa beneficiaria; si tratta dunque di erogazioni che affluiscono alle poste accese alle parti ideali del capitale netto.


aspetto fiscale:
ART.53 - testo unico imposte dirette lettera e):
Sono ricavi i contributi in denaro, o il valore normale di quelli in natura, spettanti sotto qualsiasi denominazione in base a contratto;
esempio, se in base a contratto: contributi in conto partecipazione ai costi per l'acquisto o costruzione di impianti, macchinari ed attrezzature, o per il sostenimento di campagne promozionali, o per studi e ricerche diretti al miglioramento qualitativo dei prodotti.
lettera f):
Sono ricavi i contributi in conto esercizio spettanti esclusivamente a norma di legge ;
attenzione quindi, devono ricorrere due condizioni:
1) essere in conto esercizio;
2) devono spettare in base ad una legge.

Dall'1 Gennaio 1996 non vi e' piu' alcun riferimento ai soggetti che erogano i contributi.

ART.55 - testo unico imposte dirette lettera b):
Sono sopravvenienze attive i proventi in denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o liberalita', esclusi i contributi di cui alle lettere e) e f) dell'art.53.
TALI PROVENTI CONCORRONO A FORMARE IL REDDITO NELL'ESERCIZIO IN CUI SONO STATI INCASSATI O IN QUOTE COSTANTI NELL'ESERCIZIO IN CUI SONO STATI INCASSATI E NEI SUCCESSIVI MA NON OLTRE IL QUARTO (cfr. D.L. 20/6/96 N. 323); TUTTAVIA IL LORO AMMONTARE, NEL LIMITE DEL 50% E SE ACCANTONATO IN APPOSITA RISERVA, CONCORRE A FORMARE IL REDDITO NELL'ESERCIZIO E NELLA MISURA IN CUI LA RISERVA SIA UTILIZZATA PER SCOPI DIVERSI DALLA COPERTURA DI PERDITE DI ESERCIZIO O I BENI RICEVUTI SIANO DESTINATI ALL'USO PERSONALE O FAMILIARE DELL'IMPRENDITORE, ASSEGNATI AI SOCI O DESTINATI A FINALITA' ESTRANEE ALL'ESERCIZIO DELL'IMPRESA.

La norma non fa quindi alcuna distinzione fra contributi in c/esercizio e contributi in c/capitale ma stabilisce solamente che non godono del beneficio dell'accantonabilita' in sospensione d'imposta i contributi di cui alle lettere e) ed f) di cui all'art.53.


SCHEMA RIASSUNTIVO:

RICAVI ex art.53:

- sono i contributi in conto esercizio e/o in conto capitale se vengono corrisposti in base a contratto;
- sono i contributi in conto esercizio spettanti esclusivamente a norma di legge, da chiunque corrisposti.

SOPRAVVENIENZE ATTIVE ex art. 55:

- contributi in conto esercizio e/o in conto capitale quando sono erogati ad altro titolo non corrispettivo (non in base a contratto, a es. liberalita'); - contributi in conto capitale spettanti a norma di legge, corrisposti dallo Stato o da altri enti pubblici; - contributi in conto esercizio erogati dallo Stato o da altri enti pubblici non in base a norma di legge (ad esempio i contributi della C.C.I.A.A. per la revisione del bilancio o per la partecipazione a fiere, che vengono erogati non in forza di legge ma per regolamento camerale)


RITENUTE D'ACCONTO

ART. 28 - comma 2 - D.P.R. 600/1973 Le Regioni, le provincie, i comuni e gli altri enti pubblici devono operare una ritenuta del quattro per cento a titolo di acconto e con obbligo di rivalsa sull'ammontare dei contributi corrisposti ad imprese, esclusi quelli per l'acquisto di beni strumentali.
(quindi ritenuta 4% sui contributi in conto esercizio)

COSTO DEI BENI

ART.76 - comma 1 - lettera a) - T.U.I.D. Il costo dei beni e' assunto al lordo delle quote di ammortamento gia' dedotte e degli eventuali contributi.

Secondo il Ministero delle Finanze, ai fini dell'individuazione del periodo d'imposta nel quale sono fiscalmente rilevanti detti proventi, occorre fare riferimento, in via generale, all'art. 75, comma1, del testo unico delle imposte sul reddito, il quale dispone che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell'esercizio di competenza, avendo riguardo anche alla disciplina civilistica e ai principi contabili.
Nello stesso art.75, comma 1, e' peraltro precisato che se nell'esercizio di competenza non e' ancora certa l'esistenza o determinabile in modo obiettivo l'ammontare, i componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell'esercizio in cui si verificano tali condizioni. Resta naturalmente ferma la necessita' dell'accantonamento in apposita riserva, nel limite del 50%, nel caso in cui si intenda fruire del regime di sospensione d'imposta previsto nell'art.55, comma 3, lettera b), del testo unico.
Con riguardo ai contributi erogati da enti pubblici e' stato precisato, con risuluzione n. 9/606 del 4/5/79, che il requisito delle certezze del diritto al contributo va individuato nel momento in cui l'ente preposto alla corresponsione del contributo stesso, ESAURITI I NECESSARI CONTROLLI, PROVVEDE ALL'EMISSIONE DEL DECRETO DI LIQUIDAZIONE DELLA SOMMA SPETTANTE.
Con la stessa risoluzione e' stato altresi' chiarito che il contributo deve essere imputato nell'eercizio nel quale l'impresa interessata ha avuto conoscenza dell'ammontare liquidato. Si precisa che, a tale fine, rilevera' la notificazione o la pubblicazione del provvedimento, a seconda che lo stesso abbia o meno natura recettizia.
Ove la procedura di liquidazione non si estrinsechi in atti formali ed esterni, il requisito della competenza si perfeziona nell'esercizio in cui sono venuti a esistenza tutti gli elementi oggettivi sui quali trova fondamento il diritto dell'impresa, anche indipendentemente dai riscontri e dai controlli da parte dell'ente erogatore per poter procedere alla liquidazione.
Si ricorda, in proposito, che i caratteri della certezza e della obiettiva determinabilita' sono insiti nel fatto che sia possibile, sulla base della specifica previsione legislativa, verificarne la spettanza e la quantificazione e che la determinabilita' deve essere intesa nel senso che la valutazione estimativa fatta non con criteri soggettivi, bensi' con criteri che siano suffragati da elementi oggettivi.
Aspetti problematici si pongono qualora la concessione del contributo sia sottoposta a condizione, che puo' essere risolutiva o sospensiva.
Si configura la prima ipotesi quando, ancorche' il diritto ai contributi sia perfezionato con l'atto di concessione (che si concretizza normalmente nel decreto di liquidazione della somma spettante) viene posto a carico dell'impresa beneficiaria l'onere di un "facere" specifico da realizzarsi successivamente alla concessione stessa, l'inottemperanza del quale costituisce presupposto per la restituzione dei contributi. In tal caso i contributi si considerano "conseguiti" nell'esercizio in cui vengono concessi.
Diversamente, nel caso in cui il diritto ai contributi e' sottoposto a condizione sospensiva, gli stessi devono considerarsi "conseguiti" nell'esercizio in cui viene emessa una delibera formale da parte dell'ente erogatore, successivamente all'accertamento da parte dell'ente stesso dei lavori eseguiti e dell'adempimento di tutte le clausole cui e' soggetta l'erogazione.

RIS. 9/606 DEL 4/5/79

Il requisito della certezza del diritto al contributo sembra sostanziarsi nel momento in cui l'ente preposto alla corresponsione del contributo stesso, esauriti tutti i necessari controlli, provvede all'emissione del decreto di liquidazione della somma spettante.
Il contributo deve essere imputato all'esercizio nel quale l'impresa interessata ha avuto conoscenza dell'ammontare liquidato.

RIS. 9/1317 DEL 20/8/88

... ai sensi dell'art.75, comma 1, i componenti positivi e negativi, concorrono, di regola, a formare il reddito nell'esercizio in cui ne e' certa l'esistenza e determinabile in modo oggettivo l'ammontare.
Dall'applicazione di tale principio consegue che i contributi in argomento concorrono, per il loro intero ammontare, a formare il reddito d'impresa nell'esercizio in cui le societa' beneficiarie hanno avuto conoscenza del relativo decreto di concessione, a nulla influendo il fatto che l'erogazione sia prevista in tre rate riferite ai suindicati anni 1986, 1987 e 1988, nel riflesso che tale modalita' di erogazione costituisce una manifestazione finanziaria e quindi non ha rilevanza ai fini della determinazione del reddito d'impresa secondo il principio della competenza temporale.

GIURISPRUDENZA

La decisione n.3758 del 23/5/1990 della 23a sezione della Commissione Tributaria Centrale, per la prima volta, ha ritenuto corretto il comportamento di una societa' che rinviava, soltanto dal punto di vista fiscale, un componente positivo di reddito da un esercizio al successivo sostenendo che "l'operato della societa' e' stato fiscalmente corretto e aderente al disposto dell'art.74".
La corresponsione dei contributi CEE maturati in un determinato anno (nel quale si verificano i relativi presupposti di fatto), e' soggetta al compimento di opportuna istruttoria a seguito della quale vengono formalmente riconosciuti, con provvedimento soggetto, a sua volta, ai dovuti controlli. Solo all'esito di tutto cio' puo' dirsi certamente maturato il diritto a percepirlie certo il loro ammontare. Nulla importa allora che il bilancio "civile" abbia indicato la relativa voce nell'anno in cui sono maturati i presupposti di fatto, e nulla importa che l'ammontare indicato risulti poi coincidente con quello effettivamente corrisposto.
Anche la Corte di Cassazione, con sentenza n.3726 del 3/7/79, ha affermato che "il momento di imputazione delle sopravvenienze e' quello in cui vengono materialmente conseguite".

(Giugno 1996)


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